Maratona

(Scritto dall’amico Ernesto Giovannetti)

Ieri mattina mentre ero in aereo pensavo alla corsa e a come ha cambiato la mia vita, e mi venivano in mente tutte le volte che mi sono sentito dire :

Ma chi te lo fa fare di correre per tutto quel tempo? Non ti annoi? Perché fare tutta quella fatica?

Beh, se mi fai domande del genere, penso sia inutile darti una risposta perché probabilmente non riusciresti a capirla.

Questo mi verrebbe da dire; ma posso provare a spiegarmi meglio…

La maratona non è una corsa, è la corsa. Per gente normale equivale ad una prestazione tra le 3 e le 5 ore. Per me è stata una sfida. Una sfida raccolta dopo aver iniziato a correre per dimagrire (pesavo 81 kg) e per essere costretti, dopo alcuni anni di inattività, a riprendere gli allenamenti, a perdere il peso in eccesso, a rimettermi  in forma.

Perché una maratona non si improvvisa. Una maratona si programma nei dettagli. 

Tanti mesi di allenamento, almeno sei di preparazione generale e altri sei di allenamento specifico. Ogni chilogrammo in più equivale a fatica in più, equivale a sollecitare più del dovuto muscoli e articolazioni. Quindi è fondamentale raggiungere il peso forma: aumenta la sensazione di leggerezza e di corsa in corsa la fatica diminuisce. Ti impegni perciò a mangiare meglio tutti i giorni, cosa non facile, e ad organizzare la cena preallenamento, evitando gli eccessi.

Si corre in compagnia, si chiacchiera, si discute del più e del meno; intanto si corre.

In settimana si corre al mattino presto o la sera tardi perché poi la giornata lavorativa e gli impegni di famiglia richiedono la tua presenza attiva . 

Come fai a svegliarti alle 6 o uscire per andare a correre la sera alle 20 dopo un’intensa giornata di lavoro ? Semplice: do appuntamento ad un amico e così non trovo una scusa qualunque per rinfilarmi sotto le coperte e quando non lo trovo do appuntamento a me stesso . E poi la sensazione di benessere che hai dopo la doccia, beh, quella ti dà la carica per affrontare la giornata a doppia velocità.

E la domenica si corre nei parchi, in campagna, sempre in mezzo alla natura. Ci si sente parte integrante di quei luoghi che apprezzi e rispetti; luoghi che mai avrei visto.

Tutte queste sensazioni le condividi con i tuoi compagni di corsa: il sonno delle 6 del mattino, la fatica in corsa, gli acciacchi che periodicamente ti colpiscono, la soddisfazione dopo ogni allenamento o garetta domenicale, il sogno che piano piano si avvicina.

E poi c’è il giorno della gara.

Quello che sembrava un obbiettivo irraggiungibile ma che ti sei guadagnato giorno dopo giorno con tanti, tantissimi sacrifici è lì, a portata di mano.

Ormai, tutto quello che potevi fare lo hai fatto: 1500 km, propriocettiva, ghiaccio, stretching, potenziamento; tutti i giorni, per mesi.

Oggi c’è solo da raccogliere quanto seminato. 

E non devi sbagliare a distribuire lo sforzo, sennò al 38° km crolli.

Ma se non crolli, inizi a sognare, ad immaginare la gioia e l’emozione che proverai al traguardo. E ad ogni passo si alternano fatica e gioia. Ormai sei al 40°, ultimo strappo in salita prima di uscire da una curva ma la folla ti spinge: “ Dai Grande che è finita “ !! . Ah no, non è l’ultima salita! C’è anche l’ultimissima che è l’ultima salita, lunga, ma per non sentirla acceleri, o almeno provi. Manca solo una curva a destra e …….. Ormai è fatta. Forzaaa!!! Sfrutta la discesa prima dell’ultimo falsopiano!!

Fiero al traguardo, grato per quanto il destino mi ha riservato, esulto commosso.

Perché io sono fatto così. Vivo di emozioni.

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