Dal canto III° della Divina commedia

  1. Ed ecco verso noi venir per nave
  2. un vecchio, bianco per antico pelo,
  3. gridando: “Guai a voi, anime prave!
  4. Non isperate mai veder lo cielo:
  5. i’ vegno per menarvi a l’altra riva
  6. ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo.
  7. E tu che se’ costì, anima viva,
  8. pàrtiti da cotesti che son morti”.
  9. Ma poi che vide ch’io non mi partiva,
  10. disse: “Per altra via, per altri porti
  11. verrai a piaggia, non qui, per passare:
  12. più lieve legno convien che ti porti”.
  13. E ‘l duca lui: “Caron, non ti crucciare:
  14. vuolsi così colà dove si puote
  15. ciò che si vuole, e più non dimandare“.
  16. Quinci fuor quete le lanose gote
  17. al nocchier de la livida palude,
  18. che ‘ntorno a li occhi avea di fiamme rote.
  19. Ma quell’anime, ch’eran lasse e nude,
  20. cangiar colore e dibattero i denti,
  21. ratto che ‘nteser le parole crude.
  22. Bestemmiavano Dio e lor parenti,
  23. l’umana spezie e ‘l loco e ‘l tempo e ‘l seme
  24. di lor semenza e di lor nascimenti.
  25. Poi si ritrasser tutte quante insieme,
  26. forte piangendo, a la riva malvagia
  27. ch’attende ciascun uom che Dio non teme.
  28. Caron dimonio, con occhi di bragia,
  29. loro accennando, tutte le raccoglie;
  30. batte col remo qualunque s’adagia.

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