Procrastinazione

Vogliamo iniziare una dieta ma rinviamo al prossimo lunedì.

Pensiamo sia opportuno affrontare un importante cambiamento sul lavoro, ma aspettiamo perché i tempi non sono maturi, dopotutto. Rinvii in avanti, da una scadenza ad un’altra, perchè l’ultima scadenza viene sempre spostata in avanti.

Si è portati a pensare che la procrastinazione sia una sorta di indolenza un rifiuto all’azione, una mancanza di decisione. Si lavora allora spesso sul rafforzamento della propria autostima, oppure si studiano con maggiore e crescente attenzione i pro/contro, si butta un occhio alle probabilità dell’uno e dell’altro fronte. Tutto questo però, il più delle volte non sblocca affatto la situazione, anzi. La procrastinazione trova una ulteriore opportunità di rafforzarsi.

Nessuna spiegazione sulle ragioni che ci spingono a procrastinare, mi ha mai convinto. Fino ad oggi che ho incontrato la teoria del mimetic desire di R. Girard -desiderio imitativo.

In breve, tutti i nostri desideri sono presi a prestito, per così dire, dai nostri simili, hanno un’origine sociale. Il desiderio cardine che muove il nostro istinto di sopravvivenza è l’invida -etimo “dal latino composto da in + vidia. Il suffisso sta per in negazione o privazione e dal verbo vĭdēre (vedere, guardare) cioè, non vedere più l’altro da sè ma solo ciò che possiede come qualità o oggetto. Noi desideriamo quello che la società ci dice di desiderare, ovvero quanto non abbiamo e quanto non abbiamo è proprio ciò che l’altro ha, ciò che ci consente forse di vivere più a lungo di altri. Nelle culture umane, questo desiderio è così potente da portarci all’autodistruzione. Le religioni ed i miti sarebbero nati proprio per tenere sotto controllo la violenza derivante dal desiderio mimetico.

Cosa c’entra tutto questo con la Procrastinazione? Penso che chi tende a procrastinare scelga la via dell’in-azione, avendo in cuor suo compreso che l’azione altro non sarebbe che mettere in scena un desiderio mimetico, un desiderio di mimesi sociale e non un gesto dettato da un alto livello di consapevolezza derivante da una conoscenza di sè. Chi procrastina attende di elevare sè stesso al di sopra del condizionamento mimetico sociale.

La decisione che tanto manca a chi continua a rinviare, se socialmente presa, non è un gesto di libertà. Chi rinvia crede in questa libertà e continua a cercarla. Smettiamo quindi di chiamare il procrastinatore colui che rinvia.

Egli è colui che cerca ed attende la libertà.

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