La casa sociale

Proprio ora davanti ai miei occhi, nel meriggio estivo. Proprio ora una distesa di fiori di trifoglio ed un grosso cespuglio di lavanda. Ci volano sopra e ci si posano varietà di impollinatori, api, bombi, altri esseri simili ad api e bombi, farfalle, mosche.

Fiori e cespuglio sono come le nostre città. Affollate di gente attratta dagli stessi nettari, per piacere o necessità.

Nessuna specie si permette di distruggere una città di pollini e colori.

Nessuna specie vi si reca con l’idea di trasformarla in un alveare o qualsiasi altro tipo di casa proprio della propria specie. Fiori e lavanda sono luogo di incontro per tutti, devono per loro stessa natura accogliere e favorire la contaminazione.

La propria casa è lo spazio nel quale noi viviamo la nostra intimità. Diversamente, uno spazio sociale non è fatto ad immagine e somiglianza dei desideri di una sola specie. Se vogliamo che una città assomigli al salotto della propria casa allora o diventiamo tutti stranieri oppure dobbiamo tutti diventare uguali come tanti cloni.

Se vogliamo restare individui nel rispetto degli altri individui, dobbiamo mantenere colorata e ricca di pollini la nostra casa sociale e dobbiamo rispettare l’intimità di tutti, alla quale s’accede solo con permesso.

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