Militare, poeta e nessuno

Il poeta e il militare. Un contrasto apparente già incontrato in Saint Exupéry, c’è anche in Ugo Foscolo. Il 24 marzo 1802, attorno a mezzogiorno, Foscolo tenne a Pavia il “Discorso sulla origine e sull’ufficio della letteratura”. Nella lunga prolusione per l’inizio d’ anno accademico, che puoi trovare su Wikisource, per il poeta Tommaso Di Dio, c’è almeno un’intuizione geniale sulla vita. Ce ne sono molte ma quella che scaturisce dal brano seguente è quella che mi ha maggiormente colpito.

“I pensieri del mortale ch’ebbero dalla parola propagazione e virtù, trovandosi incerti nella memoria di lui” il Cielo e il Cosmo “e caduchi nei monumenti terreni, conseguirono perpetuità nel vario splendore, nel giro diverso, negli orli e negli occasi degli astri, e nelle infinite apparenze con cui le stelle tutte quante erano ordinate e distinte nel firmamento; e la scienza dei tempi ordinò la scienza de’fatti. Assai nomi ed avvenimenti scritti nelle costellazioni, benchè trapassassero per densissima oscurità di tempi, sopravvivono forse ad imperii meno antichi, i quali per non avere lasciato il loro nome se non sulla terra, diedero al silenzio anche il luogo delle loro rovine. Sapientemente dunque fu detto: Essere il globo celeste il libro più antico di letteratura”

Il cosmo è origine d’ogni vicenda terrena, d’ogni storia. Tutto è per così dire scritto nel firmamento. Il tempo è nel firmamento, nelle forze dell’universo, nelle leggi del magnetismo, nelle rivoluzioni dei corpi celesti, nelle spirali delle galassie. E’ una scienza che largamente non comprendiamo ma senza dubbio E’ scritto che nasciamo, transitiamo cambiando forma in eterno, uomini, cenere, animali, vento, stelle, fulmini, erba, acqua, rocce e forze elettromagnetiche, musica, oceani, fotoni, nuvole. Crediamo di ricevere ogni cosa in eredità per averne cura. Ma non siamo in mezzo al Cosmo siamo mescolati e fusi in esso. Siamo agli ordini della sfera celeste ed agiamo per lo più inconsapevoli di ciò.
Custodi o carnefici siamo dentro un disegno dal quale non si scappa.

Qualche sventurato, che non può vivere un’esistenza tranquilla su questa terra, ha ricevuto dal firmamento il dono della vista e della consapevolezza. Ha visto qualcosa, lassù oltre e nuvole. Un artista, un poeta, un musicista. Ha visto il grande disegno della scienza del tempo, di cui parla il Foscolo. Raccontarne diventa l’ossessione tanto più forte quanto più, lo sventurato, capisce di non riuscirci mai veramente. Solo pochi resistono abbastanza da sentirsi messaggeri, la stragrande maggioranza fugge nella follia o fugge per paura di diventare folle. Noi, che guardiamo dell’artista consapevole il racconto possiamo credergli. Noi che vorremmo individuare l’origine della sua vista, possiamo credere anche al Dio dal quale promana.

La mia consapevolezza è tutta di questa scienza del tempo che non capisco, per questo mistero. L’artista lo vede e non riesce a raccontarlo, lo scienziato a spiegarlo, il moralista a domarlo. Scrivo poesie. Sono consapevole. Il globo celeste ha già scritto ogni cosa. Posso ribellarmi a quest’ordine, ad ogni regola del consorzio umano, ma so che in realtà ogni rifiuto è solo la scoperta di una nuova dimensione di quell’ordine. Si tratta di una nuova via per provare a raccontare il non raccontabile. Non è che ci credo ! Proprio lo so.

Il soldato, il militare che viaggia e uccide è qualcuno che si avvicina molto alla soglia del mistero della vita. E’ possibile che abbia visto fra i lampi, qualche bagliore di stella. Così sarà stato per il Foscolo, la motivazione per la sua invenzione e la sua grande intuizione. Ed io ? non ho visto bagliori di guerra, ma posso scrivere poesie anche fossi nessuno perché anche il nulla è scienza del tempo.

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