Otello

COme Otello,

figlio o fratello,

roso da colpe e rancore.

Vi ho visto come divini ideali,

nei discorsi di cristallo.

Non lo siete e neppure io, Otello.

Vorrei la libertà,

no oppio dei popoli,

nè fantasma.

A dispetto dell’Olimpo,

mi comporterò con loro,

come Prometeo.

Punto fermo

Procedo come la radice d’edera

senza verticalità,

fra bassi e piatti.

La pentola sul fuoco arde ma è vuota.

Legna che si consuma senza destino e nel molto fumo di certi discorsi.

Tengo a fatica gli occhi aperti.

Sarà a causa del fumo o dei tre soldi che mi son rimasti in mano.

Scusamo tanto se puoi,

ma non posso condividere le tue soluzioni.

Devo mettere qualcosa in pentola e userò quei tre soldi per farlo.

Museo d’arte moderna a Lissone

Una visita suggestiva e interessante. C’è tanto spazio e luce nelle sale, per lasciar spazio alla mente, per riflettere. Di seguito uno slideshow fra installazioni, quadri e design, dentro e fuori al museo.

Cespuglio delle generazioni

Da quanto anche solo come sogno
Quel cespuglio di rose, è?
Se pur non si pensa
Certo si sente.
S’è intersecato con se stesso
avvinghiandosi a supporti
dissoltisi col tempo
non sopravvissuti alle stagioni e fioriture, rinati in altri luoghi. S’è scoperto con radici inesistenti.
La singola rosa non sa,
se sia l’avanguardia o la retroguardia
pioniere o passeggero che ha perso l’ultimo passaggio, verso l’avvenire o verso il ritorno. Viene dal nulla, o da un luogo nenzogna?

Quale sentiero resta?
Il cespuglio si contorce pungendosi, non respira, non si annusa, non si conosce.
Il passato sembra una corsa nel futuro,
il futuro non si distingue da una caduta nel passato.
Senso senza direzione, tempo senza Dio.
Ma se il cespuglio sapesse
che la rosa è una sola e
le altre son specchi, taglierebbe dal proprio incantesimo incatenato groviglio, tutti gli altri spettri  le rose clonali, volti fasulli di vittorie ipotetiche, ipotetici fallimenti.
Il vigore libero farebbe esplodere la rosa originaria,
aura aulente del cespuglio di mille vite, cespuglio di infinite generazioni.
Rosa originale, del tuo cespuglio,
progresso o rivoluzione che siano, esisterai senza più una catena a imprigionarti. Vivrai o morirai, in libertà.

Incanto della libertà

Dopo il tuo rifiuto
Pensai di dispormi in un cassonetto
Un sussulto di dignità mi spinse a scegliere quello del cimitero
Vicino alla gorghegginate vedovella
Nel sentore di fiori recisi e putrescenti.
Lo sguardo mi ha attirato oltre.

Un labirinto d’anfore piene di ceneri
Finali destini d’estinti.
Le loro grandi vite in un pugno di polvere.
È stato come sentirsi di nuovo coesi e coerenti, come vasi.
Capienti recipienti per altri germogli.
Dopo il tuo no  con le ceneri nel pugno, ho deciso di non dar vita all’incantesimo dell’eterno rifiuto,
Ho accolto l’incanto della libertà.

il tempo perduto

Appannato da una foschia,

afa opprimente,

sudario insalubre,

attendo si dissipi.

Poi arriva un sole feroce,

bollente.

La palma che ammiravo per decenni,

è secca pure se par florida,

è una palma di plastica.

Tempo perduto a rimirar la plastica creatura, tenendo fra le mani uno sbuffo di vapor acqueo.

Inizio ad esplorare

I pionieri

non son le querce

sono gl’arbusti.

Inizio di aridità

Questo cemento,

è terra immobile,

senza sementi.

Inizio per tutte le stagioni

“Cambia la pelle !!!”

Ma son camaleonte,

cambio colore.

Inizio di un passaggio