The plotter

My handheld PC model HP LX 100 is the device I used for code writing. I use it to code a software that turned out to be a bestseller. My HP LX name is Leopard, part machine part myself. By the way I am Leo and Pard is the device. I want to reveal something about Plotter. Plotter is a software that automatically generates stories. I created it from scratch. Doing that was not as simple as it may seem. It took me a while to create a database. Maybe more time to set parameters like “poetic style”, “fantasy genre” etc etc. Testing to make software error proof was also a big part of the project. Then the software was ready to sell. Boom! it became a bestseller. Now it is even used to draft contracts, international agreements, court judgments. No errors ever.
Sitting on the porch of my Villa overlooking, in Monterey, last night I asked Plotter to write a little story for kids. Plotter responded with a very nice story about a  Family of Strawberries. Unexpectedly in the last line instead of writing “the end”, Plotter wrote “the mend”. Was it a bug or a caveat?

In marcia verso il paradiso

(micro-racconto di Matteo F. Ponti)
Con un ultimo sforzo, quasi fosse il respiro finale, l’urlo del Ronin, riuscii a cavarmi fuori dallo stretto cunicolo, guadagnando la superficie. Indosso mi restava una piccola parte del perfetto equipaggiamento dello speleologo, in particolare, una maglia nera di pile a collo alto, un paio di pantaloni e gli scarponi. Un corpo sudato, ferito, spossato. Giacqui con la guancia appoggiata sull’erba dopo essermi lasciato rotolare per qualche metro a valle, passando gradualmente dalla tenebra alla luce. In effetti la notte mi parve approssimarsi rapidamente al di sopra di quella umida foschia piovigginosa la quale a sua volta sovrastava quello straccio d’uomo. Ora che la calma scese mi accorsi del dolore. Carne tagliata, ossa rotte, muscoli tumefatti. Chiusi gli occhi, respirando affannosamente, pensai “diranno”:
“non tornerai più là sotto vero ?“, dice la madre.
”gruppo di speleologi spericolati perdono la vita in 4 e se ne salva solo uno”, dice il giornalista.
“è uno sport rischioso e bisogna accettare le conseguenze spiacevoli”, dice chi legge il giornale.
“raccontaci di quando hai capito di essere salvo”, dice il conduttore di talk show.
“e finalmente uscimmo a riveder le stelle”, dice l’amico che avresti voluto salvo con te.
Sono scampato all’eterno e mi incamminerò per raggiungerlo. I miei compagni sono già in paradiso a chiedersi se abbiano mai provato dolore e non ricordano più alcunché.

we will arrive

(micro dystopic tale by Matteo F. Ponti)

WE WILL ARRIVE

One morning, long after the Judgment day, in which mankind downsized itself with a nuclear war, I was digging a hole in the ground. It was the first hole for one of my best potatoes, the frst step for a good harvest in the future. But, what I discovered was really amazing.

It was one of those devices my grandpa used, a smartphone. These days nobody amond the few millions alive, use these things anymore. When I got back in my barrack I examined the object. It was part plastic, part metal and part glass, a cracked glass. Few day later I went on a long walk to see my grandpa.

He was amazed by the object I found. I remember he used a sort of cable with a socket on one side and a solar panel on the other side. After a few hours we heard a song coming out of the device. It was alive. The glass flashed with colors and images and words. I was not prepared to what we sow on it, once the image was clear enough. There was a face, without beard, it was a version of myself. It was definitely me, some years ago. That boy me was speaking, my very same voice. It took some time to turn on the volume but once done we heard clearly what was he saying

“Hey, you are watching the future. We will arrive in 10 days. Prepare yourself”

Microracconto “il tempo perduto”

Era trascorso talmente tanto tempo che l’orologio si era scaricato. Non aveva intenzione di ricaricarlo anche perché il tempo ormai era perso e che ripartisse o meno, era cosa del tutto ininfluente.
Si sedette sul bordo del marciapiede e pensando di scrivere della delusione per il mancato appuntamento con Destiny. Ironico che si riesca a scrivere solo nella delusione e che i messaggi finiscano tutti in bottiglia. C’era un’enoteca dall’altra parte della strada che glielo ricordava. Soprattutto era quello il linguaggio di espressione della tristezza ancor meno lieve se si considera che nessuno, solitamente, la può udire.

Microracconto il KILLER

Microracconto IL KILLER
Ormai sapeva guardarsi alle spalle da qualsiasi agguato. Ma i suoi nemici avevano atteso anni per trovare il modo di vincerlo.
Carlos Fuentes quel giorno era inattivo, diremmo in un giorno di riposo, se il suo fosse il mestiere normale di chiunque. Non se lo aspettava, davvero. Ma capì tutto, quando la pallottola era a 5 centimetri dalla sua testa. "Come avranno fatto ?" e nel silenzio di una domanda sciocca perché in essa c’era già la risposta anzi era risposta essa stessa, si risolse ad un’amara conclusione "io nel buco non ci voglio andare, la sotto ci si annoia, sono già tutti morti". Cadde al suolo in una pozza di sangue. Qualche urlo, piccioni svolazzanti, stridio di gomme d’auto.

Microracconto “la bambina”

La bambina sedeva su un grosso tronco d’albero che stava steso fra le due rive del fiume. Lanciava le cortecce nell’acqua che diventavano subito barche veloci pilotate da magiche fate e principesse del lago. Lontano, oltre il grazioso rumore dell’acqua che scorre e delle foglie mosse dal vento, le urla gioiose degli amici che sono li, nella radura, a festeggiare il suo compleanno. Ma questo momento di fantasia è un regalo che lei si vuole fare alla sua magia. Si alza sorridente: Le sue trecce, le sue scarpe da ginnastica i suoi occhi si avviano a ricongiungersi con il gruppo. Sul tronco resta la sua traccia e già lontane continuano a correre le barche fatate. Buon compleanno.