Pezzi cocci e lune

Sono in pezzi

piango i passati senza futuro,

all’appello non sono presenti.

Fuggo la compagnia perché la ricerco uguale a quella che fu.

Le colpe dicono che ho generato cocci,

le sirene cantano e mi ricordano che ho anche generato un paio di lune,

viaggiano con coraggio fuori dalla mia orbita, per fortuna.

Le attendo come comete ricorrenti e resto a piangere sotto stelle cadenti.

vivere

Aria in musica, in pensiero, in anima.

Comunque arriva

se apri la finestra, non ci saltare attraverso


perderesti la sua vibrante corrente.

Senti nuovi moti -vi -venti e musiche.

Aria, fluido di luce, ombra e cielo causa del nostro comporre la vita, così come possiamo.

cuoio, magari

Chiesero se avesse un cuore limpido o d’oro, magari!

Risposero che aveva, piuttosto un cuore di cuoio,

ruvido, consumato dall’uso, magari,

avventuroso come la suola di una scarpa,

di uno stivale, di una sella da cavallo,

lungo giungle d’ogni tipo,

o oceani, foreste, praterie, ghiacci, fiumi, montagne, deserti, magari.

incanto

Nella caverna sta custodita l’ombra, le malferme luci ed il fondo.

Volto le spalle e risorgo, lo sguardo alla sorgente,

imponente, abbagliante, che tutto fà scintillare.

Abbacinato, incantato,

inizio a camminare e sento la mia voce.

Erba soffice e sassi aguzzi divengono compagni del cammino.

avevo solo ombre impalabili,

geroglifici nella caverna,

oh Luce Universale,

ora ho sostanza e in-canto per evocarla.

respiro

il cuore lo chiede,

quel cuore in affanno

la testa lo trattiene

anossia

esci ad inseguire il filo di vento che corre lungo la stradina di campagna

unisci le mani a raccogliere come in una coppa

e bevi la sua energia senza sprecarne neppure un refolo.

incanto

Il mito della caverna mi affascina. Il mito raccontato da Platone nel libro VII de “La Repubblica” per spiegare l’ignoranza e la conoscenza umana. Il mito descrive un gruppo di prigionieri incatenati in una caverna che solo possono vedere le ombre delle cose proiettate sulla parete davanti a loro. Queste ombre sono l’unica realtà che conoscono. Uno dei prigionieri viene liberato e, per la prima volta, vede la luce del sole e scopre la vera natura delle cose.

La vera natura delle cose è quello che si potrebbe chiamare incanto. L’etimo ci porta alla luce il significato più profondo. Il canto, che sta nel lemma, oltre l’IN che dà ragione di una intensità significativa, altro non è che una sorta di formula magica, che evoca, che tira fuori dal visibile, il messaggio invisibile sotteso. Ogni accadimento ci trasmette, oltre la sua manifestazione plateale, un significato, un senso nuovo da aggiungere alla vita.

Restando prigionieri nel buio dove solo immagini appaiono, non troveremo mai l’incanto della luce del sole. Alla sua luce la vita ci si farà presente, con le sue vicende gratificanti e frustranti, in ogni caso più tangibili, delle mere ombre della caverna.

E allora, viviamo l’incanto, oltre le tremolanti ombre di un cono di luce, immerso nella tenebra.

alta opinione di sè

Dice la Treccani di chi ha “alta opinione di sè” di chi è narcisista: “tendenza e atteggiamento psicologico di chi fa di sé stesso, della propria persona, delle proprie qualità fisiche e intellettuali, il centro esclusivo e preminente del proprio interesse e l’oggetto di una compiaciuta ammirazione”. Quando si ha bisogno dell’approvazione degli altri per dare forma ad ogni esperienza della vita e di come la si vive, allora si è narcisisti. Quando ci si sente offesi in assenza di questa approvazione, quando ci si sente in colpa per pretendere questa approvazione e di non essere riconoscenti, si è narcisisti. Quando ci si attacca a qualche dipendenza tossica ricercandola da un lato, e maledicendola dall’altro, si è narcisisti. Quando ciascuna di queste situazioni ci vede al centro di un mondo costruito ad arte per autosostenersi, si è narcisisti.

Per almeno tre ragioni, porsi al centro, porsi come unico centro di ogni esperienza, è un grave danno che ci si auto infligge. Pur se danno non fosse, resta comunque una mera illusione.

Per prima cosa, si perde la capacità di vivere in presa diretta. Ci si tiene alla larga da quel tipo di vita che esce dal circolo vizioso fatto di “ricerca di approvazione + risentimento verso chi non adula + senso di colpa per non sapere blandire chi adula e detestare chi disapprova”.

In secondo luogo, per la via del narcisismo si perviene ad una condizione, per così dire di tossicodipendenza. Si ricerca in ogni situazione quel qualcosa che ci da valore, sia pur per effimeri istanti. Dopo questo lampo di valore, segue immancabilmente il maledire la circostanza stessa per la sua incapacità di durare, nonché verso sè stessi per essere nuovamente caduti nel credere ad una simile illusione.

In ultimo, ci si crogiola nel tormento di quelle situazioni che ci danno valore e sembrano nel contempo toglierlo, e si distrugge la capacità di vivere aperti all’incanto. Narcisismo come chiusura al mondo che pare solo capace di elargire complimenti o punizioni. Narcisismo che toglie l’incanto, la scoperta e la sorpresa, dalle proprie vite. Narcisismo che alimenta comportamenti frenetici, nervosi e artificiosi, tutti espressioni di una prigionia dell’anima, che non se la sente di rischiare di farsi male / bene sperimentando nuove strade della propria vita.

modi di adattarsi alla vita

La celebre frase attribuita a Einstein è questa

Se le api morissero, avremmo solo 4 anni di vita

Non è così. La sentenza di morte andrebbe meglio compresa, per prima cosa comprendendo due diverse vie di adattamento alla vita. Il modo percorso dalle api e quello percorso dall’uomo.

Gli insetti impollinatori non sono solo le api mellifere. Bombi, api solitarie, coccinelle, farfalle sono sicuramente straordinari impollinatori. Citiamo sempre le api perché producono il miele ed allietano così le nostro colazioni e merende, ma pure pranzi e cene raffinate. Le api sono importanti perché producono per l’uomo. Se muoiono muore la nostra linea produttiva.

A noi uomini interessa solo ciò che si produce. Per seguire questo interesse siamo diventati rapidi predatori di ogni risorsa e altrettanto rapidi distruttori di tutto ciò che non serve a far prodotto. I bombi ronzano e vanno a zonzo, cercano nettare per il proprio individualistico sostentamento, non ci danno miele e quindi non li consideriamo neppure. Ci sono apicoltori, ma non esistono bombicoltori. Il marketing del Greeen-deal, al massimo, può far riversare milioni a difesa delle api mellifere, riducendo il mondo degli impollinatori ad una monocultura, come abbiamo fatto con la terra per le monocolture (monoculture) di mais e soya.

Fino a prova contraria, a differenza di noi umani, gli insetti impollinatori esistono da almeno 100 milioni di anni. Le api mellifere riunite in comunità, da circa 7 milioni. L’uomo da circa 4 milioni (a partire dai primi ominidi). Mi vien da dire che la specie più fragile, se non altro perché ha avuto parecchio meno tempo per adattarsi alla variabilità della vita, sia proprio quella umana. Se le api morissero, vorrebbe semplicemente dire che l’uomo riverserebbe la sua fame di accumulo su altri esseri o cose, non essendo riuscito a trovare un meccanismo di adattamento, migliore della predazione ed accumulo del denaro (che notoriamente non è edibile).

Alla luce di queste considerazioni, mi permetto di completare l’esergo “Se le api morissero con loro morirebbe un modello di biodiversità e l’uomo avrebbe solo 4 anni di vita continuando a seguire il modello di predazione, consumo ed accumulo di denaro“.

Natura e Tempo

L’infinito è la casa del Padre del Tempo

l’Eterno

l’arrivarci è vita

coscienti della strada da percorrere con gli insegnamenti di Madre Natura

con la sua Eterna Scuola.

L’anno che verrà

Piccoli stormi

al traino di aquiloni invisibili

nel cielo grigio

a due rintocchi dal tramonto

trillano sopra gli alberi attoniti

e le foglie a terra attendono la resurrezione.