Accade in Via Cederna a Monza

C’è una storia da raccontare. Un vecchio edificio, splendida architettura d’altri tempi. Le belle arti lo proteggono. Solo per nome. Se vuoi piantarci un tassello, rischi una denuncia.

Le api, un giorno decidono di sciamare su tale edificio, infilandosi nei pertugi aperti dal tempo sulla facciata di mattoni. Chissà perché la regina non ha scelto un albero; ha preferito accasarsi in un vecchio palazzo, dal vago aspetto castellato. Fin qui, tutto bene o quasi. Ma voglio dire oltre, di noi umani, del nostro rapporto con gli edifici storici e con la natura. Un rapporto ancora molto da costruire.

Noi uomini abbiamo soluzioni semplici per tutti i problemi. Così abbiamo creato le istituzioni che proteggono edifici storici; il che poi di fatto non significa automaticamente non mandarli in rovina o tenerli li, semi inutilizzati. Soluzione semplice, ti pare?

Così appena troviamo uno sciame di api che si deposita sull’edificio, non pensiamo certo a salvarle, già non lo facciamo con l’edificio. Dopotutto le api che servono, ce ne sono altre che faranno il miele no? mica proprio queste di cui sto parlando. Gasiamole o muriamole vive, così smettono di ronzare. Soluzione semplice, ti pare?

La storia finisce così! squallidamente. L’edificio resta li, con i suoi luoghi abbandonati, ma anche un centro civico ed una biblioteca che fanno del loro meglio per esistere. Quanto alle api, finiranno gasate. Nessuno trova economicità nel prendersene cura, nemmeno gli apicoltori. Per gli umani è davvero troppo difficile pensare a soluzioni per salvare le cose importanti; la memoria dei luoghi ed i prodigi di madre natura. Eppure forse avremmo tanto bisogno di salvare memoria e luoghi, più che dal tempo, dalle facili soluzioni e dall’idea che si spende solo per far altro denaro. (Monza, 19 maggio 2022)

Inizio di felicità

Sull’altalena,

è come saltellare,

fra sol ed erba.

Inizio a confidare nell’inconscio

Fra gli alberi,

le ombre e colori,

niente timori.

Inizio sovrumano

Un infinito pensa un limite. Poi immagina.

Inizio di modestia

La pioggia fitta,

mi dice che la goccia,

non è solo mia.

Inizio di confessione

Se io non sfuggo,

vince il narratore.

Inaridisco.

Inizio del silenzio

Tu nel silenzio,

stupore o segreto

poche parole

scrivevo Haiku

Scrivevo Haiku, poi ho capito perché lo facevo. Erano l’INIZIO.

Cosa è un inizio. L’ingresso nel fondamento di qualcosa. L’accesso agli scantinati di un edificio. L’edificio cui penso è un poemetto, forse un racconto o magari un romanzo. Qualcosa che non scriverò.

Amo le oscurità profonde, dove a malapena si scorge qualcosa, dove si sogna, dove ci sono tracce di qualcosa di più completo. Ecco allora capisco. Sono qui per scrivere un inizio.

Nel buio sottosuolo, al lume incerto e discontinuo di una candela, scrivo. Tre semplici versi, semplice matematica sillabica, dal risultato oscuro, fondante, per un edificio da costruirsi, altrove.

5sillabe + 7sillabe + 5 sillabe = INIZIO.

Haiku dell’arido profitto

Mancan parole

per dir del mal’essere,

ce l’han rubate.

Nel d’intorno di Missaglia