Cespuglio delle generazioni

Da quanto anche solo come sogno
Quel cespuglio di rose, è?
Se pur non si pensa
Certo si sente.
S’è intersecato con se stesso
avvinghiandosi a supporti
dissoltisi col tempo
non sopravvissuti alle stagioni e fioriture, rinati in altri luoghi. S’è scoperto con radici inesistenti.
La singola rosa non sa,
se sia l’avanguardia o la retroguardia
pioniere o passeggero che ha perso l’ultimo passaggio, verso l’avvenire o verso il ritorno. Viene dal nulla, o da un luogo nenzogna?

Quale sentiero resta?
Il cespuglio si contorce pungendosi, non respira, non si annusa, non si conosce.
Il passato sembra una corsa nel futuro,
il futuro non si distingue da una caduta nel passato.
Senso senza direzione, tempo senza Dio.
Ma se il cespuglio sapesse
che la rosa è una sola e
le altre son specchi, taglierebbe dal proprio incantesimo incatenato groviglio, tutti gli altri spettri  le rose clonali, volti fasulli di vittorie ipotetiche, ipotetici fallimenti.
Il vigore libero farebbe esplodere la rosa originaria,
aura aulente del cespuglio di mille vite, cespuglio di infinite generazioni.
Rosa originale, del tuo cespuglio,
progresso o rivoluzione che siano, esisterai senza più una catena a imprigionarti. Vivrai o morirai, in libertà.

Incanto della libertà

Dopo il tuo rifiuto
Pensai di dispormi in un cassonetto
Un sussulto di dignità mi spinse a scegliere quello del cimitero
Vicino alla gorghegginate vedovella
Nel sentore di fiori recisi e putrescenti.
Lo sguardo mi ha attirato oltre.

Un labirinto d’anfore piene di ceneri
Finali destini d’estinti.
Le loro grandi vite in un pugno di polvere.
È stato come sentirsi di nuovo coesi e coerenti, come vasi.
Capienti recipienti per altri germogli.
Dopo il tuo no  con le ceneri nel pugno, ho deciso di non dar vita all’incantesimo dell’eterno rifiuto,
Ho accolto l’incanto della libertà.

il tempo perduto

Appannato da una foschia,

afa opprimente,

sudario insalubre,

attendo si dissipi.

Poi arriva un sole feroce,

bollente.

La palma che ammiravo per decenni,

è secca pure se par florida,

è una palma di plastica.

Tempo perduto a rimirar la plastica creatura, tenendo fra le mani uno sbuffo di vapor acqueo.

Inizio ad esplorare

I pionieri

non son le querce

sono gl’arbusti.

Inizio di aridità

Questo cemento,

è terra immobile,

senza sementi.

Inizio per tutte le stagioni

“Cambia la pelle !!!”

Ma son camaleonte,

cambio colore.

Inizio di un passaggio

Accade in Via Cederna a Monza

C’è una storia da raccontare. Un vecchio edificio, splendida architettura d’altri tempi. Le belle arti lo proteggono. Solo per nome. Se vuoi piantarci un tassello, rischi una denuncia.

Le api, un giorno decidono di sciamare su tale edificio, infilandosi nei pertugi aperti dal tempo sulla facciata di mattoni. Chissà perché la regina non ha scelto un albero; ha preferito accasarsi in un vecchio palazzo, dal vago aspetto castellato. Fin qui, tutto bene o quasi. Ma voglio dire oltre, di noi umani, del nostro rapporto con gli edifici storici e con la natura. Un rapporto ancora molto da costruire.

Noi uomini abbiamo soluzioni semplici per tutti i problemi. Così abbiamo creato le istituzioni che proteggono edifici storici; il che poi di fatto non significa automaticamente non mandarli in rovina o tenerli li, semi inutilizzati. Soluzione semplice, ti pare?

Così appena troviamo uno sciame di api che si deposita sull’edificio, non pensiamo certo a salvarle, già non lo facciamo con l’edificio. Dopotutto le api che servono, ce ne sono altre che faranno il miele no? mica proprio queste di cui sto parlando. Gasiamole o muriamole vive, così smettono di ronzare. Soluzione semplice, ti pare?

La storia finisce così! squallidamente. L’edificio resta li, con i suoi luoghi abbandonati, ma anche un centro civico ed una biblioteca che fanno del loro meglio per esistere. Quanto alle api, finiranno gasate. Nessuno trova economicità nel prendersene cura, nemmeno gli apicoltori. Per gli umani è davvero troppo difficile pensare a soluzioni per salvare le cose importanti; la memoria dei luoghi ed i prodigi di madre natura. Eppure forse avremmo tanto bisogno di salvare memoria e luoghi, più che dal tempo, dalle facili soluzioni e dall’idea che si spende solo per far altro denaro. (Monza, 19 maggio 2022)

Inizio di felicità

Sull’altalena,

è come saltellare,

fra sol ed erba.

Inizio a confidare nell’inconscio

Fra gli alberi,

le ombre e colori,

niente timori.